È un lavoro che nasce da una sofferenza del corpo e dell’anima.

Il corpo è stato colpito da un cancro al seno, l’anima da un inconsapevole suicidio.

Il lavoro è la rappresentazione di questa sofferenza. Il busto è il calco di me stessa post mastectomia, la carta utilizzata per realizzarlo è il risultato della trasformazione in nuovi fogli della carta accumulata di analisi mediche per la chemioterapia, radioterapia, appunti del chirurgo, appuntamenti clinici.

Sul tessuto che racchiude il busto ho ricamato, con fili di lana, parole sinonimi di “morta”.

A terra ho collocato lastre di piombo che compongono un cerchio invalicabile all’interno del quale si sviluppa il dolore, mentre alcune rose, anch’esse di piombo trattengono il tessuto.

Infine, nei due pannelli dietro il busto, le foto raccontano il processo di trasformazione della carta.

 

 

Vedi la mostra >>

 

Testo dal catalogo della mostra “L’ ALTRO SGUARDO: DONNE CHE FANNO ARTE”
di Francesca Birindelli

“ …Maria Chiara Cecconi porta sulla scena un’installazione di natura scenografica di forte impatto visivo, in cui lo sguardo dello spettatore è catturato dalla sua staticità, e dal senso di sospensione che ne riflette certamente un’eleganza d’insieme. Il candore della stoffa e il candore del mezzo busto sono brutalmente interrotti da una croce nera pesantemente dipinta nel centro dell’opera proprio ad attraversare l’intero mezzo busto. Analizzando quello che è stato il tema della Cecconi nei precedenti suoi lavori scultorei e prendendo in esame la seguente installazione, si delinea come la delicatezza e la fragilità del corpo umano siano un tema a lei molto caro. Le sculture rese molto scarne dall’artista appaiono investite da una fragilità tale da trasmettere la sensazione di potersi sgretolare. La sua arte quindi si evolve dalla scultura fino all’installazione, matura, si avvale di una maggiore forza espressiva, ma senza abbandonare il tema della figura umana.”